Un inizio precoce con l’informatica


Da qualche mese sono impegnato in’attività di formazione promossa da un’istituzione locale, il Palazzolo Digital Hub.

pdhHo tenuto un corso di più di 40 ore sulla programmazione embedded in ambito Linux, pensato per i giovani delle superiori, soprattutto per quelli alla ricerca di un primo impiego oppure disoccupati.

Il corso ha avuto successo. Unico neo: l’età media non era quella inizialmente attesa e sperata, 18-19 anni, ma ben più alta.

Non importa“, mi sono detto, “l’importante è lo scopo: offrire una chance per una carriera in ambito embedded“.

Benchè convinto, convintissimo di ciò, continua a balenarmi in mente che tutto questo non basta. Non basta puntare ai giovani delle superiori, ma è necessario partire prima, dalle elementari.

“Così presto !?!”

Premetto subito che:

  1. ho iniziato a programmare a scuola, alle elementari, seguendo un lungo corso DOS+BASIC;
  2. sono consapevole che “se una cosa va bene a me, non necessariamente deve andare bene anche per tutti gli altri”;
  3. ognuno è liberissimo di pensarla come gli pare e piace.

Dei tre punti, il primo mi ha sempre incuriosito e non solo perchè fare un corso serio di informatica alle elementari a fine anni ’80 suona decisamente nerd e pure ante litteram.

Benchè a tratti abbia l’impressione di essere stato in qualche modo “progettato per essere un programmatore” fin dalla più tenera età, il fatto che il 99% dei miei compagni dell’epoca non abbia continuato come me nell’informatica, sembrerebbe dimostrarmi l’opposto. Ossia che non sono stato plagiato, per così dire.

Se volete, ora potete tirare il fiato per me.

Ho però osservato un fatto singolare. Salvo alcuni casi eccezionali, praticamente tutti i miei compagni di sventura informatica sono stati esposti precocemente a questo mondo: chi aveva parenti nell’ambiente, chi ha seguito come me dei corsi, chi ancora era rimasto invaghito fin da piccino dalla bestia informatica (computer), eccetera.

Quindi tutto mi lascia credere che non sia automatico che un qualunque bambino, seppur intellettualmente stimolato, possa diventare o diventi un amante del computer. Però sembrerebbe anche che pressoché tutti gli amanti del computer, almeno quelli che conosco -e ne conosco un bel po’-, lo siano fin da bambini.

Dopotutto vale la stessa cosa per qualunque attività: ad esempio, il fatto che a una persona piaccia spasmodicamente il calcio fin dalla culla non implica che poi ci si dedicherà anima e corpo per il resto della vita. Ognuno ha le sue passioni.

Predisporsi per imparare a programmare

Di tutto ciò ne farei una questione intellettiva: tutte le attività per essere portate a termine in modo opportuno ci costringono a rimodellare le nostre capacità intellettive. La programmazione, a mio modo di vedere, spinge a cambiamenti molto (molto) più radicali di molte altre attività e, iniziando da bimbi, probabilmente si parte molto avvantaggiati.

Ricordo con orrore l’iniziale fatica mentale di dover “venire incontro alla macchina”, ossia smontare e rimontare nella mia testa i problemi che mi venivano presentati, per poi “tradurre” la soluzione in modo da farla digerire al computer.

Eppure dopo un po’ questo modo di procedere mi risultava via via più semplice, quasi naturale o addirittura innato. Probabilmente mi sono abituato a quel tipo di compito e l’esperienza via via accumulata ha fatto il resto.

In altre parole: conto sulle dita di una mano le persone che sono state in grado di imparare a programmare in fase tardo-adolescenziale o addirittura adulta. Ancora meno quelle che siano diventati ottimi programmatori e professionisti.

Per questo sono convinto e spingo per un avvicinamento precoce all’informatica.

Come “insegnante”, penso di poter fare di più per i miei studenti aiutandoli innanzitutto a formare il tipo di capacità intellettiva adatta alla programmazione. E questo accrescimento interiore è il genere di cosa che si può fare più facilmente (solamente?) da piccini.

computer-childrenPiù tardi si comincia, più è difficile “imparare”: questo io dico e sostengo.

Siccome stiamo parlando di informatica, uno dei pochi ambiti lavorativi che resistono alla Crisi, mi verrebbe da consigliare ai genitori, anche quelli spaventati loro stessi dall’informatica, di lasciar “giocare” tranquillamente i loro pargoli col computer, se è questo che essi vogliono.

Non si sa mai cosa faranno da grandi: magari troveranno un lavoro e lo ameranno pure (come me).

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Questo articolo è stato scritto da Gian Paolo:

Gian Paolo

Laureato in informatica lavora come sviluppatore senior su piattaforma Windows e come sviluppatore embedded su piattaforma Linux. In ByteLite si occupa dei contenuti e dell'amministrazione del sito.



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