Crearsi le occasioni per imparare


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Rientro a vario titolo nella categoria dei fissati, dei geek e forse perfino nei nerd.
Il che implica che quando sono a casa e mi sento ispirato, mi metto a spulciare le bozze del prossimo standard C++, la documentazione di questo o quel framework JavaScript e chissà che altro. Oppure mi metto a scrivere post come questo.

No silver bullet

L’ho detto, sono un fissato a cui piace gironzolare sulla Rete e vedere che c’è di nuovo e, se è il caso, provarlo pure.

Credo sia importante provare un poco di tutto quello che l’informatica offre, in modo da non ritrovarmi a dovermi affidare sempre e solo ad un ristretto numero di strumenti, ma valutare e scegliere caso per caso. Mai affidarsi ciecamente ad un solo strumento (o cliente, o fornitore, o qualunque cosa) per ogni evenienza: non esiste al mondo una sola cosa che vada bene per tutti, un proiettile d’argento per stendere qualunque mostro.

Un celebre aforisma recita:

“Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo.”

Meglio evitare di disporre del solo martello.

Le occasioni capitano (?)

Mi colloco nel lato deglli ottimisti, quelli che preferiscono vedere il bicchiere sempre pieno (lo è: la gente dimentica sempre la metà piena di aria), per cui sono scientemente convinto che ogni persona abbia avuto la sua occasione, anzi più d’una, di realizzare qualche suo sogno.

Quello che un po’ mi dà noia non è tanto il sorbirmi le lagne del malcapitato di turno, che si è lasciato scappare la sua personale svolta di vita, quanto le lamentele di chi crede che le occasioni siano sempre e solo un dono dal Cielo, un colpo di retrotreno e via discorrendo. O quelli che perdono tempo a invidiare in modo plateale le fortune altrui.

Ora dirò qualcosa di banale, se volete passate oltre: le occasioni si possono creare o favorire, di certo non sempre piovono dall’Alto.

Chi fa da sé…

La cosa peggiore che può capitare è trovarsi di fronte ad un’occasione e non poterla cogliere perchè non si hanno tutti i requisiti richiesti, magari per un soffio.
Gli anglofoni sono soliti indicare quelcosa di veramente alla portata con la splendida espressione low-hanging fruit e penso che renda bene il concetto.

Poi, passata la rabbia e senza la giusta convinzione di fondo, inizia la tipica fase-dieta: prima il pentimento, poi le promesse vacue a se stessi (“la prossima volta… non ci sarà una prossima volta!”), poi qualche sparuto tentativo che si spegnerà in breve tempo. E poi la storia si ripeterà da capo.

Questo perché solo pochi eletti al mondo (e non sto parlando di politica) hanno davvero gli attributi per reggere il colpo e superare di slancio un qualunque cambiamento repentino e drastico del modo di pensare e agire.
Noi comuni mortali non ce la facciamo e ricadiamo negli errori.

L’approccio graduale è molto più agevole e alla portata: poche cose ma costantemente. Non serve neppure incrementare il carico nel tempo, quanto piuttosto concentrarsi perché tutto duri nel tempo.

Crearsi le occasioni è la stessa cosa. Non è qualcosa di immediato, non c’è una pillola da ingurgitare e stop: è un processo che richiede dedizione, magari veramente poca a livello quotidiano, ma costante.

Colpi di fortuna a parte, farsi trovare pronti è un’arte e va coltivata.

Sbagliando si impara

Lo sport nazionale italiano non è il calcio, ma lamentarsi. Anche del calcio.

Ho sempre trovato un po’ stucchevole, fin dai primi anni nella mia professione, sentirmi elogiare perché “so questo e quello”. Come se “questo o quello” li avessi ricevuti per scienza infusa dall’Alto.

Non sono mai stato un genio. Tento di supplire a questa condizione documentandomi, imparando da me, condividendo con altri quello che scopro, discutendo fino allo sfinimento, eccetera eccetera.

Come ho già detto più volte, non è stato il liceo o l’Università come istituzioni a insegnarmi a programmare, ma il grosso l’ho imparato osservando i miei amici e colleghi, oppure da puro e semplice autodidatta. E poi provando a farlo da me.

E ne ho fatti di errori tentando di imparare…

Imparare copiando i migliori

All’epoca di Windows 95 OSR2 ho quasi steso tutti i file del PC di mio papà tentando di convertire il filesystem dalla FAT16 alla scintillante nuovissima FAT32. Mio papà l’ha dovuto portare da un suo amico che a fatica l’ha rimesso a posto. Chiaramente ci ho riprovato e ho fatto nuovamente danno.

Stavolta però avevo ottenuto qualche indizio in più (“Ha usato un programma chiamato Partition Magic”) e cioè mi è bastato per far da me. Mi ci sono messo, ho recuperato il programma, l’ho studiato, capito, imparato e usato. Mi sono pure fatto una discreta conoscenza sui filesystem di Windows, in un momento in cui l’Internet per le masse non esisteva ancora.

Le decine e decine di computer che ho sistemato in seguito devono il loro miracoloso ripristino a quel mio doppio errore con salvataggio in extremis.

E che dire di quando mi hanno invitato a presentare un mio programma al FOSDEM in Belgio nel 2004? Prima esperienza di presentazione in inglese in tutta la mia vita. Con l’incoscienza della gioventù avevo accettato, pur titubante. Arrivato sul posto, dopo soli 10 minuti che ero lì con gli altri speaker, avevo capito che lì ero davvero un principiante e pure l’unico della ciurma. Io con le mie slide e con la mia vistosa agitazione, gli altri sciolti, sorridenti, iperpreparati, con maniacali note a margine delle loro slide, puntatori laser e accessori di backup stile “non sia mai che rimanga senza la mia quarta spina multipla”. Tutto molto, molto istruttivo.

Non era la prima volta che parlavo in pubblico, per cui la presentazione anche se in inglese, andò bene. Al momento delle domande dal pubblico, ecco però l’umiliazione che non mi aspettavo. Sarà stata la mia agitazione o il rilassamento post-trauma, il brusio del pubblico o il microfono instabile o l’accento non-madrelingua-inglese di chi mi faceva le domande, ma proprio non le capivo e rimasi per lunghi e interminabili secondi totalmente inebetito e incerto sul palco. Per mia fortuna un mio amico-speaker tedesco intervenne, mi aiutò a rispondere e gliene sono tuttora grato.

Porto ancora le ferite di quel successo-divenuto-disastro e sono un monito permanente nella mia testa. Eppure la vergogna provata in quel caso mi ha spinto da allora ad approfondire di più la lingua inglese, sebbene poco alla volta, ma in modo costante, inesorabile. Per esempio a leggere libri e seguire film o serie televisive nella lingua d’Albione, a rovistare quotidianamente sui siti di tecnologia esteri, a costringermi a scrivere ogni riga di codice e di commento solo in inglese, a provare a parlare più spesso in inglese con più persone. E, soprattutto, a non scappare mai ad ogni occasione di parlare in inglese e, nel caso, offrirmi pure di discutere con questo o quello. A suo tempo ho perfino rotto le scatole a diversi colleghi stranieri sulla diversa pronuncia di “it”, “hit”, “heat”.

Se ti annoi, buttati e sperimenta!

L’aspetto più brutto della noia è che spesso si associa alla pigrizia, all’inerzia. Tanto più uno è annoiato, tanto più gli riesce difficile pensare a qualcosa di divertente da fare.

Conosco un mucchio di gente che sembra trarre unico conforto dal lamentarsi del proprio lavoro noioso, o perfino della propria vita noiosa. E così si annoia… della noia stessa.

Che il lavoro sia spesso ripetitivo è un dato di fatto, soprattutto se una persona lavora in una catena di montaggio. Eppure, anche in quei contesti dove tutto sembra rigorosamente posto su binari prestabiliti, quasi sempre si apre qualche spiraglio prima o poi. Può esserlo provare ad usare uno strumento mai usato prima d’ora, può essere un modo leggermente diverso e creativo di ripetere le stesse azioni, può essere intrattenersi con colleghi più esperti per carpire qualche trucco oppure aiutare qualche novizio che si ritrova solo e spaesato. Può essere perfino rendersi disponibili per qualche attività generalmente ritenuta fastidiosa, ma che almeno varia il corso noiosamente regolare della giornata. Fuori dal lavoro, la stessa cosa.

Buttarsi e sperimentare è divertente e spesso anche estremamente utile. Perfino gli eventuali fallimenti non sono sempre così negativi…

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Questo articolo è stato scritto da Gian Paolo:

Gian Paolo

Laureato in informatica lavora come sviluppatore senior su piattaforma Windows e come sviluppatore embedded su piattaforma Linux. In ByteLite si occupa dei contenuti e dell'amministrazione del sito.



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